Skip to content

UrbanLab


Banham, Reyner

Los Angeles. The architecture of four ecologies. (1971)
tr. it. Los Angeles. L’architettura di quattro ecologie.

▪ struttura del testo
▪ contesto di riferimento
▪ significato per la storia dell’architettura
▪ significato nel corso
Struttura del testo
Il testo è quadripartito, con un’introduzione e una conclusione.
Questa struttura denuncia la volontà della scrittura di costruire un rapporto analogico con la realtà che descrive, e dichiara una affezione critica inusuale per uno storico. Reyner Banham è infatti uno storico inglese, con una formazione classica: è uno studioso rigoroso che decide di usare la filologia per comprendere un fenomeno in continuo movimento, in un movimento di adesione anziché di distacco. L’altro gesto che fa Banham è di utilizzare la categoria di ecologia, anzi ecologie, per descrivere una città.
Dunque la forma del libro dice molto a proposito dei gesti propri di Banham come autore. Banham in questo modo sceglie per sè stesso, e dunque per la disciplina che studia, un nuovo ruolo e lo fa non per capriccio, ma perché l’oggetto di studio richiede un’attitudine differente da quella distaccata dello storico che utilizza un archivio separato dall’oggetto di studio. Per Banham LA è contemporaneamente l’oggetto e l’archivio, e Banham è un testimone nel vivo dell’oggetto che sta studiando. Di qui l’impossibilità del distacco; l’adesione empatica diventa un metodo di conoscenza.
La geografia della città e quella della sua percezione hanno punti di sovrapposizione; questo permette l’ultilizzo di una serie di paradossi, utilizzati per comprendere fenomeni poco studiati nella tradizione storiografica a proposito della città.
Infine, considera l’architettura degli architetti come una partizione delle ecologie della città che studia, non come l’oggetto principale del suo studio, e la storia dell’architettura in senso stretto come un accidente, degno di una nota finale: a downtown Los Angeles, Banham dedica infatti una nota subito prima della bibliografia.
Contesto
Prima di vivere negli Stati Uniti, Reyner Banham aveva frequentato l’Independent Group, un collettivo di artisti formato da architetti (Alison e Peter Smithson), artisti visivi (Edoardo Paolozzi, Richard Hamilton, Nigel Handerson, John McHale ), critici d’arte (Lawrence Alloway).
I temi al centro della loro riflessione erano le relazioni fra il corpo, gli oggetti tecnologici e il tipo di spazialità e comunicazione che queste interazioni implicavano. I riferimenti culturali dell’Independent Group erano Marcel Duchamp (oggetti feticcio: la Green Box e le Grand Verre), D’Arcy Thompson, l’autore del trattato sulla crescita organica della forma, James Joyce. Appare chiaro un’interesse per l’arte intesa come processo vitale, per questo soggetta a tutte le forze della natura e non estranea ad essa, e di conseguenza una fascinazione per la tecnologia e i suoi usi nella vita quotidiana. Inoltre, i ruoli di scrittore, critico, architetto, designer, artista non erano rigidi.
Tutti questi interessi si ritrovano nella riflessione di Banham su LA, e diventa più chiaro il nesso fra Pop Art, ecologia, arte concettuale e l’opera degli Smithson. Molti membri dell’Independent Group avranno contatti regolari con l’università di Yale, e a Yale lavorano Robert Venturi e Denise Scott Brown. A Yale RV e DSB mettono a punto il loro studio su Las Vegas e nel viaggio di studio con gli studenti alla fine degli anni sessanta visitano prima Los Angeles e poi Las Vegas. Nell’introduzione a “Learning from Las Vegas”, il nome di un laboratorio di progettazione tenuto nel 1968 in quella scuola, scrivono: “La Route 91, l’archetipo della strip commerciale, (…) attraversa Las Vegas. Noi riteniamo che una documentazione e un’analisi accurate della sua forma fisica siano altrettanto importanti per gli architetti di oggi, come lo era lo studio delle antichità greche e romane per gli architetti di generazioni precedenti.”
Ecologia / Storia
L’uso intenso di stimoli visivi, l’impulso a suggestionare masse di individui per fargli consumare dei prodotti, l’arte di vendere rendono la storia dell’architettura un catalogo di stili. Cosa diventa la storia nella città di Walt Disney? Banham cerca tutti gli elementi della cultura materiale di questa città, rendendo l’adesione all’istante così trasparente da sottrarsi al rischio di descrivere un semplice accumularsi di stili e tipi di ornato o famiglie di nomi. Per questo le ecologie: diviene indispensabile considerare in questa mobilità estrema lo spazio in relazione con il tempo e con le trasformazioni ambientali. RB fa riferimento esplicito al concetto di Lebensraum, spazio vitale, concetto elaborato dai geografi tedeschi negli anni trenta e direttamente legato alla storia di LA, studiata da Wagner, uno di questi geografi, in una monografia dedicata a Los Angeles. Perché è necessario ricorrere a questo concetto? perché le forze tecnologiche che hanno modellato questa città da un lato non sono sorte dal nulla, ma dipendono da opportunità geografiche offerte dal sito, dall’altro queste opportunità sono state sfruttate proprio per rendersene indipendenti e questa interdipendenza non vincolante è il tratto caratteristico delle quattro ecologie descritte. RB porta alle estreme conseguenze l’osservazione Corbuseriana della cecità degli architetti.
Non c’è né l’elogio dell’infrastruttura, nè l’elogio della forma territoriale. L’architettura di quattro ecologie è il risultato di un insieme che è più della somma delle sue parti, in cui la storia non è una forza che tenda a una sintesi e in cui i dati geografici sono delle potenzialità. Il concetto di ecologia utilizzato da Banham è un concetto non rigoroso nel senso che gli scienziati danno a questa parola, è fondato su alcuni paradossi:
• l’impermanenza come orizzonte temporale a lungo termine
• la mobilità come struttura
• la razionalità ecologica dell’artificio
• la produzione di immaginario come consumo di realtà
In qualche modo, questo dispiegarsi intenso e disperso di energie di trasformazione ha bisogno di essere studiata attraverso le categorie della storia naturale.

Los Angeles: L’architettura di quattro ecologie potrebbe essere pensato come il manifesto per un’architettura non autoreferenziale.

Los Angeles non viene analizzata da Banham attraverso schemi urbani prestabiliti, ma viene, prima di tutto, vissuta dall' autore come farebbe un angeleno, per il quale l'automobile diventa un'estensione di se stesso.

The art of the enclave.

Una città fondata sui trasporti

Una parte per il tutto, Disneyland

Ecologie dell'immaginario

Autopia

Autopia

"Sono del tutto favorevole a Walt Disney quale nostro prossimo sindaco..." "Cosí come antiche generazioni di intellettuali inglesi impararono l’italiano per poter leggere Dante in originale, io ho imparato a guidare l’automobile per leggere Los Angeles"

Quattro slogan per quattro ecologie

LA come Palinsesto

La mappa e la strada

Do your own thing

Autopia

Autopia

A planned unplanning/ Unplanned planning


Un video molto utile per capire cosa significhi attraversare le scale, perdere l'autoreferenzialità, comprendere l'importanza del pensiero scientifico in questo processo: Powers of Ten, Eames Office, 1977

Advertisements
No comments yet

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: